29 settembre 2011

La postfezia del Cardinale

Alla fine, dopo tutti quanti - dopo i ricercatori, gli studenti e gli insegnanti, i cassaintegrati, i precari, le famiglie e molte altre categorie; dopo gli intellettuali, i magistrati e persino gli industriali; dopo i cattolici delle comunità di base e quelli anonimi delle parrocchie, dopo molti vescovi e moltissimi parroci - ecco, finalmente anche il capo della Cei ha detto alcune parole chiare sul nostro Presidente del Consiglio. 

Anzi, no: non su di lui, che non è mai stato nominato, come pare abbia richiesto il papa, ma sul berlusconismo da lui costruito in vent’anni di anticultura mediatica e di pratica politica. A cominciare dai suoi effetti: la puzza. Puzza di decomposizione, di marciume e di schifezze, che “ammorbano l’aria”. Non poteva essere più allusivo e insieme più esplicito di così il cardinale Bagnasco, che ha idealmente trasposto i cumuli dei rifiuti di Napoli dentro la nostra stessa convivenza civile, simbolo e nemesi dell’avventura berlusconiana . “C’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”, insiste più oltre. 
Perché oltre la puzza, e ben più gravi, sono in agguato le malattie. E il contagio è già cominciato anche presso i più piccoli.

Era ora. Da mesi moltissimi credenti si chiedevano, nauseati, il perché del silenzio persistente della Chiesa di fronte al disastro totale di un Paese portato pervicacemente allo sbando e alla rovina, in una crescente e dolorosa disistima internazionale. 

Era ora che la gerarchia, dopo essersi lasciata abbindolare come il più sprovveduto dei dilettanti allo sbaraglio, si togliesse le fette di salame dagli occhi - o più teologicamente, si lasciasse cadere le scaglie - e “vedesse” finalmente la realtà. 

Una certa classe dirigente ha interpretato modelli antropologici che sono del tutto al di fuori del cristianesimo. Non è un problema di peccato, del quale uno si pente. È il modello di vita, successo, denaro, competizione senza limiti, la malattia della società contemporanea”, ha commentato lo storico Paolo Prodi in una intervista. 

Questo è il punto: il berlusconismo ha inoculato nel Paese un modello antropologico malato,  moltiplicato per mille dalla potenza invasiva della televisione, focolare domestico di tutto un popolo e instancabile divulgatrice di modelli sociali. E il cui manifesto è stato perfettamente illustrato dalla tarantiniana Terry De Nicolò (1).

 Qualcuno ha detto che Berlusconi non ha fatto altro che cercare di trasformare l’Italia intera in un gigantesco Drive in. Le nostre gerarchie forse non guardavano Drive in, ma si sono prestate a essere le volenterose  aiutanti di Silvio in quest’opera, sostenendolo anche elettoralmente in cambio di qualche concessione legislativa e di qualche vantaggio “strategico”.

Come hanno fatto a non vedere? Perché questo accecamento? Come mai la Chiesa arriva sempre in ritardo sulle grandi questioni storiche e sociali, sempre a rimorchio di un’opinione pubblica risvegliata da altri  e, quasi sempre, più laici soggetti? 

 Questa è la domanda delle domande, quella che i credenti dovrebbero porsi, prima ancora di vagheggiare un'altra Dc riveduta e corretta, come se la soluzione venisse dal riprendersi in prima persona il gioco politico e lo sbaglio fosse stato quello di averlo appaltato ad altri, rivelatisi inaffidabili. Che sarebbe solo una riedizione del ruinismo. 

 Invece la domanda delle domande è: perché i vertici della Chiesa italiana in tutti questi anni sono stati incapaci del discernimento necessario? Quali astrusi ragionamenti umani, troppo umani, li hanno condotti ad appoggiare non solo uno dei peggiori governi che l’Italia abbia mai avuto dal dopoguerra, ma la più triste e vacua cultura anticristiana che il Paese ricordi? Dove e quando, esattamente, hanno perso la bussola? 

Solo dopo averla ritrovata, infatti, sarà possibile ripartire. 

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(1) da leggere anche l’ottima analisi della De Gregorio

 

14:35 Scritto da mcamera in oh, ecclesia | Link permanente | Trackback (0) | Segnala |  Stampa | OKNOtizie | | |  Facebook | | |

02 settembre 2011

Achille e la tartaruga

Ci risiamo. In Spagna, i famigliari di una donna di 91 anni in coma dopo un ictus cerebrale hanno chiesto ai medici di togliere il sondino di alimentazione, come prevede la legge regionale andalusa sulla “morte dignitosa” che regola l’accanimento terapeutico. 

“Per l’associazione Diritto di Vivere (Dav), il governo andaluso ha commesso un reato: i pro-life hanno denunciato l’assessore alla Sanità dell’Andalusia, Maria Jesus Montero, e l’ospedale Blanca Paloma, per presunta omissione del dovere di soccorso e per induzione al suicidio”, riferisce Avvenire.  “Il vescovo di Huelva, monsignor José Vilaplana, ha condannato l’eutanasia, ribadendo che «l’unico dovere della società verso la malata è aiutarla a vivere. La vita non si usa e si getta. La dignità della vita umana non può essere legata allo stato di coscienza o incoscienza del paziente».”

Malgrado quanto sta scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1), per le gerarchie che oggi la guidano la vita meramente biologica, senza possibilità di recupero e arrivata ormai anche temporalmente al suo estremo lembo (91 anni!) non differisce in alcun modo dalla vita, diciamo, “integra”. 

Qualsiasi persona che vive nella realtà a tutto tondo, quella fatta di carne  e sangue, amore e respiro, dubbio e dolore, legami e finitezza, sa che non è così. Per chiunque veda un suo caro rimanere sospeso nell’esistere (ma non nell’esistenza) grazie a un sondino lanciato in extremis dalla scienza che però non lo riporterà mai più sulle sponde della vita, il desiderio più profondo - quasi sempre -  è proprio quello di rimuovere quest’ultimo estremo e artificiale ormeggio, per assecondare ciò che la natura stava compiendo, se non fosse stata interrotta dalla scienza medica.  E se è credente, ancora più volentieri vorrà che non si attardi oltre sulla soglia della Vita piena.

 Anche i medici lo sanno, perché operano proprio in questo territorio incerto, dove alla fine della scienza - perché la scienza a un certo punto non può che fermarsi - non rimangono che i lumi della saggezza, dell’amore, della libertà e della responsabilità. 

 Invece i dottori della legge seguono altri schemi, astratti, filosofico-dottrinali, obbedienti alle imposizioni del sillogismo più che ai suggerimenti dello spirito e della pietas. La loro scienza non si ferma mai

Quando penso a queste cose mi viene sempre in mente uno dei paradossi di Zenone, quello di Achille e la tartaruga: Achille  (detto "pie' veloce") viene  sfidato da una tartaruga nella corsa. Ma, cedendo alla sue condizioni, le accorda un piede di vantaggio. E proprio per questo non riuscirà mai a batterla. Infatti Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata alla partenza dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata, raggiungendo una nuova posizione: il che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione, nuovamente la tartaruga sarà avanzata, precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga, pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo, non arriverà mai ad essere pari a zero.

E’ solo un paradosso, di quelli che crea la mente quando segue i binari di una logica disincarnata (con cui è stata costruita in gran parte la Dottrina cattolica) e non quelli della sapienza.

Perché la sapienza sa che c’è un tempo per ogni cosa, il tempo del ragionamento astratto e stringente come una matematica del pensiero e il tempo del buon senso e della misericordia. Il tempo di stringere e il tempo di lasciare. Il tempo della vita e il tempo della morte.

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1) «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno  legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente» (Catechismo della Chiesa cattolica, PARTE III, SEZIONE II, CAPITOLO II, ARTICOLO 5, 2278)

14:20 Scritto da mcamera in Crociate | Link permanente | Trackback (0) | Segnala |  Stampa | OKNOtizie | | |  Facebook | | |