15 novembre 2010
Tiffany e il Cardinale
La santa confusione che regna presso le alte gerarchie vaticane, balbettanti e incapaci di dire una parola evangelica chiara su quel disastro politico, civile e morale chiamato berlusconismo, che ha potuto dilagare anno dopo anno nel Paese anche grazie alla loro improvvida sponsorizzazione, per fortuna non abita a Milano.
Malgrado la nebbia congenita, la diocesi ambrosiana ha le idee chiarissime. Era stata la prima, negli anni Ottanta, a denunciare il marciume della politica usata per fare affari: era il tempo della "Milano da bere" di craxiana memoria e Tangentopoli non era ancora esplosa, ma il cardinal Martini non tergiversava sul "giro" di corruzione che aleggiava nei palazzi del potere (guadagnandosi l'eterna inimicizia di chi con quel potere faceva prove di avvicinamento).
E anche oggi la cattedra che fu di Ambrogio non solo non smette di denunciare il degrado della politica - "L'Italia è malata come lo era Milano al tempo della peste", ha detto Tettamanzi nella ricorrenza di san Carlo - ma non tace di fronte alla strafottenza della "nuova" cultura, intollerante coi deboli e permissiva coi potenti".
Al Comune, che per Natale vuole allestire proprio davanti al Duomo una mega gioielleria sotto un alberone svavillante, la Curia ha risposto picche. "Sono sdegnato, è un'idea offensiva quella di mettere una gioielleria al centro di piazza Duomo in un momento di grave crisi economica come quello che la città affronta", ha fatto sapere monsignor Luigi Manganini, arciprete della cattedrale.
Sorpresa, la Moratti ha lasciato cadere, con soddisfazione di tutti. Ma poi, evidentemente pressata da interessi più grandi di lei, cioè i 320 mila euro (più albero addobbato) promessi alle esangui casse comunali, ha rilanciato strizzando l'occhio: "Ho chiesto di rivedere l'iniziativa", ha detto. "Il progetto deve avere uno sfondo sociale: per questo una parte del ricavato andrà alla Fabbrica del Duomo".
Un chiaro tentativo di "comprare" il sì della curia. Tanto da far dire al braccio destro del cardinale: "Il mio parere non cambia. Non ci lasciamo comprare da nessuno. Lo dico con franchezza: abbiamo problemi di soldi, è vero, ma non accetteremo finanziamenti a qualunque costo, non scendiamo a compromessi. Mi pare un modo per camuffare l'iniziativa, che continua a vedermi contrario".
Parole non astratte, perché dettate dalla vicinanza costante col territorio: fin dal primo manifestarsi della crisi la diocesi ha istituito un Fondo di solidarietà per le famiglie più colpite, per chi ha perso il lavoro, per chi non ce la fa.
Sembra che stare vicino ai poveri, invece che vicino ai ricchi, renda più lampante e cristallino il discernimento della Chiesa.
09:15 Scritto da mcamera in Evangelicamente | Link permanente | Trackback (0) | Segnala |
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