06 giugno 2013
L'inoptato
Interrogato da Lilli Gruber a Otto e mezzo sulle polemiche relative alla proposta di legge sul finanziamento dei partiti attraverso il 2xmille, Enrico Letta ha assicurato che l’inoptato - cioè la scelta del contribuente a non destinare ad alcun partito - non verrà suddiviso e ridistribuito magari premiando chi detiene già la parte maggiore, ma ritornerà allo Stato. E i singoli partiti otterranno esattamente la percentuale che si meritano, calcolata in base alle scelte.
Chiaro, limpido e giusto. Anche se sembra che in prima stesura l’inoptato fosse destinato comunque ai partiti, cosa che aveva fatto gridare alla truffa il solito Grillo. Comunque, siccome non si tratta di un decreto legge ma solo di una proposta, il testo andrà in Parlamento e si vedrà solo alla fine cosa ne verrà fuori.
Detto questo, viene spontaneo confrontare la gestione di questo benedetto inoptato, uguale peraltro a quella del 5xmille da destinare alle associazioni, con quella quantomeno bizzarra dell’8xmille da destinare alle Chiese: dove, invece, anche l’inoptato - che rappresenta circa il 60% delle scelte o, meglio, delle non-scelte e che a rigor di logica dovrebbe perciò rimanere nelle casse dello Stato - viene ripartito secondo un criterio proporzionale alle preferenze già espresse e finisce quasi tutto alla Chiesa cattolica.
Su quest’unicum strano che regola l’8xmille bisognerà pur fare una bella riflessione.
Aiuto. Ho scritto “gestione bizzarra” e “unicum strano” e mi accorgo che devo fare subito ammenda, dopo le parole del papa che invitano a lasciare il politicamente corretto e tornare alla limpidezza evangelica. Vale a dire a quella schiettezza che persino i migliori intenzionati, pur di farla apparire cosa rara e preziosa e rivestirla di una patina intellettualmente eroica preferiscono chiamare "parresia"... e che invece è un banalissimo e semplicissimo dire “pane al pane e vino al vino”, praticabile ogni santo giorno.
E quindi mi correggo: bisognerà ripensare il meccanismo dell’inoptato dell’8xmille alle Chiese, perché così com’è è una furbata truffaldina che inganna i contribuenti e li scippa (in quanto Stato) di una cifra enorme (oltre il miliardo di euro) che la Chiesa cattolica percepisce ingiustamente.
Ecco, l’ho detto.
13:09 Scritto da mcamera | Link permanente | Segnala |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
28 maggio 2013
La corruzione
Fra tutti i fenomeni politici che vengono trattati mediaticamente e sottoposti a ogni genere di analisi e autopsia manca proprio quello che caratterizza il nostro tempo, almeno in Italia: la corruzione. Non che non se ne parli, anzi: i giornali ne sono pieni perché ogni santo giorno viene portato alla luce qualche nuovo e squallido episodio di quello che ormai pare un nostro devastante costume nazionale.
Però non se ne parla in termini di seria interrogazione, non si cerca di spiegare il perché profondo, illuminare il fenomeno e illustrarlo oltre l'esacrazione, la stanchezza o lo scuotimento della testa. Anzi, diciamo la verità: ci siamo così abituati che non ci scandalizziamo nemmeno più.
Ed ecco che, nel fiorire improvviso dei libri di papa Bergoglio, è arrivato dall'altra parte del mondo anche un libretto pubblicato dalla Emi (scritto in Argentina nel 2005), tanto piccolo quanto penetrante: Guarire dalla corruzione.
A mio parere, sarebbe da leggere assolutamente se la comunità ecclesiale vuole cercare di penetrare quello che, secondo me, è un mistero enorme e scottante: come mai oggi tante persone publiche (quindi designate a essere esemplari), fra cui parecchi si professano fieramente cristiani e qualcuno addirittura più cristiano degli altri, vengano sedotti così clamorosamente, chiamiamole così, dalle lusinghe di questo mondo al punto da capovolgere completamente il messaggio evangelico?
E se viene in mente qualcuno di preciso non credo, a questo punto, che si tratti di uno di quei giudizi che il cristiano non deve permettersi (Non giudicate e non sarete giudicati), anzi: questo è un altro terribile equivoco. Piuttosto dovrebbe essere il riconoscimento tristissimo - ma doveroso per una comunità cristiana - di una malattia spirituale, come papa Bergoglio la chiama sin dall'inizio. Del resto i suoi sintomi sono così lampanti che si vedono lontano un miglio, non si può far finta di niente.
Bisognerebbe trovare le parole per nominarla, indicarla, circoscriverla, porla all'attenzione delle nostre cure per riuscire a gurirla. Perché non dilaghi ancora di più.
Riporto sotto i passi più interesanti dello scritto di papa Francesco.
_________________
15 La corruzione sociale non è altro che la conseguenza di un cuore corrotto.
16 Perché il cuore si corrompe? Il cuore umano è tale nella misura in cui è in grado di riferirsi a un'altra cosa: nella misura in cui è capace di amare o di negare l'amore (odiare). Là dov'è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore (Matteo 6,21). Conoscere il cuore dell'uomo, il suo stato, comporta necessariamente conoscere il tesoro al quale questo cuore si riferisce, il tesoro che lo libera e lo riempie oppure che lo distrugge e lo riduce in schiavitù: in quest'ultimo caso, che lo corrompe.
17 Evitare che la corruzione si converta in un luogo comune di riferimento o in una parola in più tra quelle che si usano!
18 Non bisogna confondere peccato con corruzione. Il peccato, soprattutto se reiterato, conduce alla corruzione; non però quantitativamente ma piuttosto qualitativamente, con il generarsi di abitudini che vanno deteriorando e limitando la capacità di amare, ripiegando ogni volta di più i riferimenti del cuore verso orizzonti più vicini alla sua immanenza e al suo egoismo.
19 Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata. Per il fatto che alla radice di qualunque atteggiamento corrotto c'è una stanchezza della trascendenza: di fronte al Dio che non si stanca di perdonare il corrotto si erge come autosufficiente nell'espressione della sua salvezza e si stanca di chiedere perdono. (N.d.r.: È questo il peccato contro lo Spirito?)
Questo sarebbe un primo tratto caratteristico di qualunque corruzione: l' immanenza.
20 Nel corrotto esiste una autosufficienza di base che inizia come incosciente in seguito viene assunta come la cosa più naturale. È un atteggiamento del cuore riferito a un tesoro che lo seduce lo tranquillizza e lo inganna: Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni: riposati,mangia, bevi, datti alla gioia (Luca 12,19).
E curiosamente ci si presenta un controsenso: l' autosufficiente è sempre uno schiavo di quel tesoro e quanto più schiavo tanto più insufficiente nella consistenza di quella autosufficienza.
21 Il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione e difficilmente il può uscire da questo stato per un rimorso interiore. Da ciò segue che la corruzione, più che perdonata, deve essere guarita.
22 Nella condotta del corrotto l'atteggiamento malsano risulterà come un certo stile, al massimo avrà l'aspetto di debolezza o di "punto debole", relativamente accettabile giustificabile dalla società.
La frivolezza e molto più grave che un peccato di lussuria o di avarizia, semplicemente perché l'orizzonte della trascendenza si è cristallizzato verso una territorio più in qua (non trascendente), difficilmente reversibile.
Il peccatore nel riconoscersi come tale in qualche modo ammette la falsità del tesoro al qual ha aderito o aderisce; il corrotto invece nasconde il suo vero tesoro; ma non occultandolo alla vista degli altri, quanto piuttosto rielaborandolo perché risulti socialmente accettabile. Comincerà con la velleità e la frivolezza fino a concludere nel convincimento totalmente sicuro di essere migliore degli altri. ( parabola dei due nel tempio, Lc 18,9 - 14).
27 La corruzione porta a perdere il pudore che custodisce la verità e che rende possibile l'autenticità della verità. Quel pudore che custodisce, oltre alla verità, la bontà, la bellezza e l'unità dell'essere. La corruzione si muove su un altro piano, prima della trascendenza, percorrendo un cammino che va dal pudore alla sfacciataggine.
28 Il peccatore aspetta il perdono; il corrotto no perché non si sente in peccato, al contrario: ha trionfato.
29 Un ambiente di corruzione o una persona corrotta non permettono di crescere in libertà. Il corrotto non conosce la fraternità o l'amicizia ma la complicità. Egli si muove nei parametri di complice o nemico. Per esempio quando un corrotto esercita il potere coinvolgerà sempre gli altri nella sua corruzione, li abbasserà alla sua misura e li farà complici della sua scelta di stile.
Tutto questo in un ambiente che si impone di per sé per il suo stile trionfale, un ambiente trionfalista da panem et circenses, con apparenza di senso comune nel giudicare le cose e di senso della ovvietà quando si profilano opposizioni diverse. Poiché la corruzione implica questo essere misura, essa è proselitista. Il peccato e la tentazione sono contagiosi, la corruzione è proselitista.
30 Non si tratta di una chiamata a commettere peccati, ma di "arruolare" altri che sono nello stato di peccato, nello stato di corruzione.
33 La corruzione non è un atto, ma uno stato: uno stato personale e sociale nel quale uno si abitua a vivere. I valori o in non valori della corruzione sono integrati in una vera cultura, con capacità "dottrinale", linguaggio proprio, maniera di procedere peculiare. Nella cultura della corruzione c'è molta sfacciataggine.
34 Non sempre ci si trasforma di colpo in corrotti. Anzi è il contrario. C'è un cammino lungo il quale si procede scivolando.
Tuttavia bisogna anche dire che il cammino verso la corruzione è il peccato. Si tratta di una forma sottile di progressione, di un salto qualitativo dal peccato alla corruzione. Uno può essere recidivo nei peccati e non essere corrotto, Ma nello stesso tempo la reiterazione nel peccato può condurre alla corruzione.
38 Il cuore non vuole problemi. Esiste il timore che Dio ci imbarchi in viaggi che non possiamo controllare.
39 Nella preferenza per il meno (l'immanenza) che sarebbe più "realista" c'è già un sottile processo di corruzione: si arriva alla mediocrità e alla tiepidezza, che sono due forme di corruzione spirituale.
Nota 20 pagina 49. Esistono tre caratteristiche tipiche della presentazione al peccato: La tentazione cresce, contagia e si giustifica. Queste caratteristiche sono diverse nello stato di corruzione: la corruzione si consolida, convoca e "fa giurisprudenza".
Jorge Mario Bergoglio
Guarire dalla corruzione
Emi
11:06 Scritto da mcamera in Evangelicamente | Link permanente | Segnala | Tag: corruzione, bergoglio, papa, francesco |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
04 aprile 2013
Tra il dire e il fare
Non c’è dubbio che papa Francesco, in appena tre settimane, abbia portato una rivoluzione. I giornali popolari si affannano a sottolineare i gesti che lo avvicinano alla gente - baci ai più piccoli, telefonate inaspettate agli amici, bagni di folla, persino la firma sul gesso di una bambina - mentre quelli più seriosi si avventurano nell’esegesi delle sue parole e nelle analisi dei suoi gesti, generalmente proiettando le proprie aspettative ben al di là del legittimamente immaginabile.
Qualcuno ha cominciato anche a lanciare frecce velenose , guarda caso dai siti tradizionalisti; e - non c’è da stupirsi - anche Sandro Magister ha cominciato pian piano a prendere le distanze facendo notare, acido, intanto che Bergoglio non è "dottore" e poi che le sue scelte di povertà possono far nascere “dentro e fuori il cattolicesimo cattive tentazioni: dalla liquidazione del governo centrale della Chiesa alla scomparsa del titolo di papa, dall’avvento di una “nuova Chiesa” spirituale alla umiliazione della bellezza che celebra Dio, cioè della simbolica di riti, abiti, arredi, edifici sacri. La modesta “ars celebrandi”, senza forza né splendore, della messa inaugurale del 19 marzo non ha aiutato a fugare quest’ultima tentazione”.
Secondo me la rivoluzione più radicale è nascosta nelle poche e semplici parole che ha pronunciato durante la benedizione Urbi et orbi: “(…) la forza della Risurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene, deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno. (…) Lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace”.
Nessuna traccia di “valori non negoziabili”. Nessuna contesa tra fede e ragione. Nemmeno l’ombra dello spauracchio del grande Nemico, il Relativismo. Nessuna contrapposizione fra Chiesa e mondo (agostinianamente: fra città di Dio e città degli uomini).
Piuttosto un dirigersi, rapido e preciso come un laser, al centro stesso del significato del cristianesimo: l’incarnazione. Quella di Cristo nella nostra carne, certo; ma subito dopo, in assoluta reciprocità, la nostra incarnazione nel Suo modo di essere. Senza questa risposta da parte di ciascuno di noi, la forza della Risurrezione rimane un’iniziativa divinamente solitaria, astratta, congelata, che rimane fuori dalla nostra storia. Un’iniziativa che rischia il fallimento. “Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio….” (Mt 7,21)
Così, nel giro di pochissimo, il quadro di riferimento è cambiato. Si riparte da zero. Finito il tempo dei proclami cattolici, delle etichette doc, degli stendardi in battaglie ideologiche, dei “pacchetti all inclusive” di movimenti o personaggi sedicenti di chiesa, delle adesioni mentali o anche solo delle autodefinizioni senza riscontro alcuno.
Per non rendere vano il Cristo non abbiamo altra strada che incarnarlo. Nella vita di tutti i giorni, con le persone che abitano la nostra esistenza quotidiana, diventando la fonte d’acqua viva di cui parla Gesù (Gv 4,14). Questo è venuto a dirci papa Francesco.
E allora, se questa è l’urgenza, se questo è il messaggio dimenticato, se questa è la conversione che è venuto a proporci “dalla fine della terra”, possiamo anche capire come poco gli importi dell'appartamento papale, delle scarpette rosse, dei paramenti d’oro e di tutta la grandiosa bigiotteria ecclesiastica con cui la Chiesa infantilmente si illude di ammaliare gli uomini.
Ha ben altro di cui preoccuparsi.
19:21 Scritto da mcamera in Tra il dire e il fare | Link permanente | Segnala | Tag: papa, francesco, cattolici, chiesa, urbi et orbi |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
25 marzo 2013
Magdi se ne va
Magdi Cristiano Allam ha deciso di lasciare la Chiesa cattolica. Sbattendo pure la porta e rinfacciando alla Chiesa “debolezza” nei confronti dlel’Islam, che per lui, musulmano convertito e per questo col dente particolarmente avvelenato nei confronti degli ex fratelli, è un peccato mortale. Ma non solo. A Magdi, della Chiesa cattolica, ripugnano anche altre cose: il relativismo che, a dispetto di BenedettoXVI, non solo la abita ma addirittura la costituisce; il globalismo, che pretende nientemeno la fratellanza di tutti gli uomini (scandalo!), il buonismo che mette allo stesso livello del proprio bene anche quello del prossimo (doppio scandalo!) e che la spinge ad accogliere gli immigrati invece di tutelare il bene “nazionale” (triplo scandalo!).
Naturalmente, come pubblico e in pompa magna è stato il suo Battesimo, celebrato - chissà perché - dal papa in persona, altrettanto pubbliche e rumorose devono essere le sue dimissioni da cattolico.
Ma se si aspetta una generale “disapprovazione, nella patria del cattolicesimo”, si rassicuri: al contrario, ha fatto benissimo. Perché tutto quello che, deluso e scandalizzato, rinfaccia alla Chiesa come peccato è esattamente il profilo di quella ecclesia, pur sgangherata e infedele, che si sforza di seguire Gesù nel suo divino capovolgimento rispetto alla mondanità. E che lui non ha capito
Evidentemente la sua conversione, nata e cresciuta nei circoli ciellini di una politica d’assalto dove la fede è un ottimo instrumentum regni (non per niente il padrino di battesimo è stato Maurizio Lupi), si è nutrita più di ideologia cattolica che di Parola. Dove le Crociate sono un’epoca felice a cui riferirsi e dove la guerra contro gli infedeli ti dà quell’identità facile facile che ti fa sentire sempre nel giusto. Ma l’essenza del cristianesimo non è questo.
E, anzi, quando la Chiesa vi si è uniformata - ogni tanto accade - tanti altri più piccoli magdi delusi e amareggiati l’anno lasciata nel silenzio per motivi esattamente opposti.
Caro Magdi-Cristiano-non-più-cattolico, personalmente spero che, per quell’amore a Gesù che dici di provare fin da bambino, tutto ciò non sia che un passaggio obbligato: uscire dalla Chiesa trionfante per poter ritrovare, forse, la Chiesa umile di Cristo. Sulla quale gli inferi non prevarranno. Promesso.
__________________________________
Da leggere: Se cerchi nella Chiesa un'organizzazione para-fascista finisce che non la trovi. Parola di Magdi Allam di Paolo Gambi
18:20 Scritto da mcamera in Tra il dire e il fare | Link permanente | Segnala | Tag: magdi allam, islam, chiesa, cattolici |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
20 marzo 2013
Le spalle di Francesco
Può darsi che questo post mi sia stato ispirato da un diavoletto. Detto questo, dopo l’indigestione di notizie, articoli, commenti, filmati, trasmissioni e quant’altro su papa Francesco, mi girava un po’ la testa. Di gioia, di sorpresa, di incredulità, di riconoscenza, di speranza. Sentimenti - cosa ancora più stupefacente - condivisi da tutti. Mai visto un apprezzamento così generale e unanime. Troppo. A volte il troppo non è un bene. Stroppia, si diceva una volta.
E d’altra parte… se il nuovo papa non ne ha sbagliata una, se ha fatto, uno dopo l’altro, una sequenza di gesti piccoli e nello stesso tempo grandissimi, se in una manciata di giorni ha esercitato più magistero conciliare di quanto se ne sia visto negli ultimi trent’anni, se ha sdoganato parole-chiave evangeliche (poveri, servizio, fratelli) che erano state messe in soffitta da tempo, se ha scelto il fare più che il dire e i gesti più delle parole… come resistere alla tentazione di cominciare ad accumulare un’aspettativa dopo l’altra?
La povertà della Chiesa, il dialogo fra religioni, la collegialità dei vescovi… E ancora: il celibato dei preti, il ministero delle donne, la sostituzione dei valori non negoziabili borghesi di Ruini con quelli evangelici di Gesù… Una caterva di aspettative, una rivoluzione ecclesiale, quasi l’avvento del Regno…
Meno male che qualcuno ha voluto metterci uno zampino malevolo, spifferando un sospetto veramente brutto: addirittura quello di una collusione con la dittatura argentina al tempo di Videla. Meno male, dico, perché almeno il nostro cuore ha potuto frenare un po' e rimanere su questa terra, invece di volar via insieme ai palloncini bianchi di san Pietro. Meno male perché, comunque siano andate le cose, il vangelo è riconfermato: grano e zizzania crescono ancora allegramente insieme. E a noi tocca di nuovo distinguere, soppesare, considerare, esercitare l’intelligenza, discernere. Insomma, faticare (1).
E se anche archiviamo lo spiffero malevolo come largamente insufficiente a rovinarci la festa del cuore, almeno sarà servito a raffreddare gli entusiasmi quel poco che basta per fare qualche considerazione realistica: e cioè che in ogni caso papa Bergoglio non è esattamente un progressista né così tanto giovane e forte (76 anni e un solo polmone) e che, soprattutto, non possiamo pensare di caricargli sulle spalle tutti i problemi della Chiesa. Che sono una montagna. A cominciare dalla Curia.
E’ già un grazia se ha cominciato a picconarla un po’.
____________________
Un aiuto alla fatica: Ombre argentine di Adriano Sofri
11 marzo 2013
Smarriti
Ha detto bene, il Cardinale Angelo Scola, nella sua omelia di ieri: "La missione della Chiesa è sempre annunciare la misericordia di Dio, anche all'uomo sofisticato e smarrito di questo millennio, anche in questi tempi grami".
Niente da ridire sul concetto. È la posizione della Chiesa che andrebbe problematizzata. Il Cardinale dà per scontato che l'uomo d'oggi sia smarrito ma non sembra passargli per la mente che anche la Chiesa si sia persa. Al contrario: la Chiesa è sempre maestra, sa cosa serve agli uomini e sa come si debbono comportare, è sempre annunciatrice, portatrice della Parola salvifica. Semmai deve richiamare se stessa alla pazienza, alla misericordia, alla tenacia per riportare l'uomo contemporaneo, novello figliol prodigo (l'omelia era incentrata su questa parabola) alla casa del Padre.
È la più classica teologia ciellina. Noi e gli altri. I salvati e i sommersi. Non si esce dallo schema super cattolico (ma poco evangelico) che si è imposto con gli ultimi pontefici, da Wojtyla a Ratzinger. E se Scola, come molti sussurrano, sarà il nuovo Papa, sappiamo che poco cambierà, la linea è segnata.
Eppure in questi tempi di conclave moltissime sono le voci uscite allo scoperto per chiedere una vera riforma della Chiesa. Di una Chiesa che si è smarrita come tutti, ha perso la profezia, si assottiglia sempre di più, cede agli scandali, confida nel potere, si comporta come una potenza mondana tra potenze mondane salvo rivendicare, con un salto ormai incomprensibile ai più, una missio divina. Ma come spesso succede, a volte chi sta fuori vede più lucidamente di chi sta dentro.
Durante un'intervista a Otto e mezzo, il non credente Massimo Cacciari ha osservato come la peculiarità della Chiesa sia, al contrario di tutte le altre organizzazioni politiche, quella di riformarsi non attraverso il nuovo, ma, piuttosto, guardando indietro, al suo fondamento. "Ritrovando la Parola originaria". Chiaro e semplice. Si chiama conversione al Vangelo.
Dopo i disastri che abbiamo sotto agli occhi, tra i quali pedofilia e Vatileaks sono solo i più eclatanti, bisognerebbe approfittare del grande gesto di umiltà di Benedetto e voltare pagina. Prima di tutto con un atto di coscienza: è la Chiesa a essersi smarrita, a non avere più le risposte per l'uomo contemporaneo, a ritrovarsi nella posizione del figliolo che ha preso l'eredità del padre e l'ha dilapidata nel corso dei secoli. Col Concilio Vaticano II questa presa di coscienza c'era stata, dov'è è finita? Nella miserrima diatriba coi lefebvriani?
No. Da qui bisogna ripartire, dalla fratellanza nello smarrimento, dalla condivisione di una strada perduta, dal dolore del tradimento. Dal pianto di Pietro al secondo canto del gallo.
E se il nuovo Pietro farà questo, più presto arriverà la Pentecoste.
16:02 Scritto da mcamera in oh, ecclesia | Link permanente | Segnala | Tag: scola, papa, chiesa |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
In attesa
L'attesa del Conclave spinge tantissime comunità a esprime il bisogno di cambiamento nella Chiesa. Da leggere "Fogli sparsi sulla scrivania del prossimo vescovo di Roma" http://www.viandanti.org/?p=4291
28 febbraio 2013
La legge e lo spirito
In punta di diritto ecclesiastico, il cardinale di Edimburgo Keith O’ Brien avrebbe potuto partecipare al Conclave anche dopo l’accettazione delle sue dimissioni da parte del papa. Ma ha scelto altrimenti e non sarà a Roma per eleggere il nuovo Pontefice.
Il cardinale arcivescovo emerito di Los Angeles Roger Mahony, invece, sfidando l’opinione pubblica e i mass media, rifiuta il ruolo di “capro espiatorio” e twitta la sua intenzione di partire per difendere quello che, sempre in termini di legislazione canonica, è un diritto-dovere.
I due casi sono diversi e si potrebbe disquisire per ore se è meno peggio avere personalmente “rapporti inappropriati” con alcuni giovani seminaristi o coprire e aiutare oltre un centinaio di preti pedofili che hanno sporcato l’innocenza di centinaia di bambini. Non è questo il punto.
Il punto è c’è sempre una dialettica aperta - anche nella vita politica - tra ciò che è strettamente legale e ciò che è ampiamente opportuno, tra il diritto personale e le istanze collettive, tra ciò che “è scritto” e ciò “che si vuole scrivere”, tra codici e libertà. Insomma, tra la legge e lo spirito.
Si chiama dialettica perché entrambi i termini sono necessari: la libertà ha bisogno che la legge la sorregga, la legge pretende che la libertà la superi. Esattamente come un piede deve poggiare sul terreno per dare stabilità al corpo, ma la gamba deve sapere sollevarsi e andare oltre. Altrimenti ci si ferma. O si cade.
Eppure, se camminare è facile, stabilire quand’è il momento della mera osservanza della legge e quando quello del rischioso salto della libertà non lo è affatto.
Papa Ratzinger ce ne ha appena dato un esempio, fortissimo, e senza tanti giri di parole l’intera Chiesa l’ha capito. Il Card. Martini ha insistito per anni in tutta la sua predicazione sulla parola-chiave che lo mette in moto: discernimento”.
Ma sono i vangeli stessi a tracciare il profilo di quello che chiamiamo un cristiano adulto: uno che sa andare oltre la legge pur senza levarne uno iota, uno che pesca nel suo bagaglio “cose vecchie e cose nuove”, uno la cui giustizia deve essere più grande di quella degli scribi e dei farisei. Uno che sa leggere fra le righe di comandamenti, precetti e norme e che non si spaventa di andare oltre perché nel momento dello squilibrio, tra l’osservanza e il salto, la sua coscienza ha imparato a vederci chiaro.
Purtroppo la Chiesa cattolica non si è mai spesa molto nella formazione del discernimento, che non è affatto dare l’elenco delle regole ma anzi la capacità di trascenderle senza tradirne il senso. L’educazione alla libertà e alla responsabilità coltivata con cura, per esempio, nelle chiese protestanti, è stata sempre vista con timore e tremore da quella romana. Che è arrivata persino a vietare le traduzioni della Bibbia nelle diverse lingue che non fossero il latino per paura di “eresie”. Ma se non dai da mangiare ai tuoi figli per paura del mal di pancia, c’è qualcosa di malato nella tua educazione. E se sorreggi sempre il tuo piccolino con le dande per paura che cada, non imparerà mai a camminare.
Speriamo che l’improvvisa e inattesa falcata con cui papa Ratzinger ha deciso di concludere il suo pontificato apra per i cattolici un cammino diverso e più coraggioso, dove gli aperti panorami dello spirito siano mete ben più ambite della vecchia decadente cittadella che vive di regole e di precetti.
E dove un cardinale, invece di invocare il diritto canonico, sappia fare un gesto alto, rischioso, doloroso magari, in direzione di una vera assunzione di responsabilità nei confronti degli errori commessi.
18:40 Scritto da mcamera in Tra il dire e il fare | Link permanente | Segnala | Tag: mahony, o'brien, conclave, dimissioni, papa, discernimento |
Stampa | OKNOtizie |
|
|
Facebook | | |
26 febbraio 2013
Stupid
E' ritornato anche il fratello di A latere: Stupid. Lo trovate qui